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Arancio (Citrus Sinensis)

Arancio (Citrus Sinensis)
Marca: Italsementi
Codice Prodotto: SEC070
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Disponibilità: 17
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GENERALITA'
 
L’arancio dolce appartiene alla famiglia delle Rutacee, al genere Citrus ed alla specie sinensis.
È un albero di modeste dimensioni, in grado di raggiungere un’altezza di 12 m, con una chioma densa e tondeggiante. I rami, su alcune cultivar, presentano delle spine all’ascella della foglia, i germogli sono sempre verdi e mai rossastri, le radici sono fittonanti e si sviluppano in profondità. Le foglie sono sempreverdi, di colore più chiaro rispetto a quelle dell’arancio amaro, allungate e sono caratterizzate da un picciolo con protuberanze simili a delle piccole ali. I fiori, detti anche zagare, sono ermafroditi, con cinque petali bianchi, solitari o più spesso riuniti in mazzetti agli apici dei rami e molto profumati. La differenziazione delle gemme a fiore avviene a novembre-dicembre e si evidenzia da metà dicembre a metà gennaio; la fioritura avviene a primavera sui rami misti di un anno o, in minor misura, sui germogli, si possono verificare sia l’autoimpollinazione che l’impollinazione anemofila, entomofila (operata dagli insetti pronubi).
 
FRUTTI:
 
Il frutto è una bacca, detta anche esperidio, tondeggiante, leggermente ruvida, con un epicarpo coriaceo, arancione ed un mesocarpo bianco, membranoso e spugnoso; epicarpo e mesocarpo costituiscono la buccia. L’endocarpo è suddiviso in 8-12 spicchi delimitati da sottili pareti membranose contenenti la polpa ed i semi. La polpa è costituita da vescicole contenenti una soluzione acquosa ricca di zuccheri ed acidi. I semi sono biancastri, ovoidali e contengono più embrioni, però uno solo deriva dalla fecondazione, mentre gli altri sono partenocarpici, molto graditi dai consumatori. Va tenuto conto che la presenza di impollinatori, della stessa o di altre specie, può ostacolare il fenomeno della partenocarpia.
 
CLIMA E TERRENO:
 
L’arancio dolce, come tutti gli agrumi, preferisce i climi temperati caldi, l’ambiente ideale è il bacino del Mediterraneo; teme i freddi invernali e le gelate tardive. Le temperature inferiori allo zero possono provocare la cascola delle arance, valori di – 10 °C provocano la morte della pianta, mentre quelli di 2 °C sono ancora tollerati; le oscillazioni termiche ottimali per lo sviluppo vegetativo e riproduttivo variano da 22 a 32 °C, mentre al di sopra dei 40 °C si ottengono frutti poco sapidi, per cui di scarso valore commerciale. La pianta teme i forti venti, soprattutto quelli salsi, per cui in zone soggette a questi fenomeni è necessario adottare delle barriere frangivento, che si effettuano generalmente con cipressi o eucalipti; le esposizioni migliori sono gli ambienti molto luminosi, tollera anche il sole diretto. L’arancio dolce predilige terreni sciolti, di medio impasto, profondi, ben drenati, con pH tra 6 e 8, con un buon contenuto di sostanza organica cosicchè il suolo sia ben areato. In queste condizioni la vegetazione risulta più lussureggiante e le produzioni sono abbondanti, con frutti più succosi, meno acidi, con buccia più sottile e pigmentata. Nei suoli pesanti e compatti sono più piccoli, meno zuccherini, con una buccia spessa, però resistono meglio ai trasporti. Durante il periodo invernale si possono verificare situazioni di ristagni idrici, per cui gli alberi risultano sensibili ai marciumi radicali; la varietà “Ovale” vegeta bene sui terreni argillosi.
I suoli troppo sabbiosi lasciano percolare molto facilmente l’acqua e sono soggetti a fenomeni di lisciviazione degli elementi nutritivi, specialmente l’azoto. L’arancio dolce è originario del Vietnam, dell'India e della Cina meridionale; è l’agrume più coltivato al mondo. I principali Paesi produttori di arance sono il Brasile, gli Stati Uniti, il Messico, l’India, l’Italia, la Cina e la Spagna; nel nostro Paese la coltivazione di arancio dolce è diffusa al meridione, prevalentemente nelle zone costiere di Calabria e Sicilia. In California ed Arizona gli impianti sono localizzati nell’entroterra, per cui è necessaria la protezione dalle gelate primaverili mediante il riscaldamento, pratica molto costosa da attuare soltanto su agrumeti industriali molto vasti.
 
TECNICHE DI COLTIVAZIONE: 
 
La messa a dimora avviene in primavera, a seconda delle aree da fine marzo a maggio, quando il rischio da gelate tardive è passato; la lavorazione profonda del terreno deve essere preceduta, alcuni mesi prima, da una concimazione di fondo. Le distanze d’impianto variano in base alla vigoria del portainnesto e della varietà innestata su di esso, nel caso dell’arancio amaro i sesti sono di 5 X 5 m, mentre con cultivar poco vigorose innestate sull’arancio trifogliato le distanze mediamente sono di 5 X 3 m, con una densità variabile da 400 ad oltre 600 piante/ha. La forma di allevamento adottata è il globo a chioma piena che facilita le cure colturali come potatura e raccolta, protegge la pianta dall’elevata insolazione e dai venti forti, ostacola la crescita delle erbe infestanti intorno all’albero grazie all’ombreggiamento e favorisce una rapida entrata in produzione in quanto necessita di poche operazioni di potatura in fase d’allevamento, però bisogna eliminare o raccorciare i parecchi germogli verticali vigorosi che possono prendere il sopravvento sulle branche. Gli interventi di potatura, effettuati manualmente ed annualmente prima della fioritura, consistono nel diradare alcuni rami misti, i succhioni alla base delle branche principali, i rami più bassi per favorire una miglior circolazione d’aria e quelli secchi e deperiti. In alternativa possono essere eseguiti delle operazioni meccaniche su base pluriennale, consistenti nella potatura laterale o hedging, di solito svolta sui due lati che guardano verso l’interfila e nella potatura di cima in modo da contenere lo sviluppo delle piante in altezza e da favorire il rinnovo e la penetrazione della luce. Va sottolineato che la potatura annuale attenua l’alternanza di produzione ma risulta molto onerosa.
 
 

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